ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE IN FRANCIA: CHE BOTTA, PER I FASCISTI!
I risultati delle elezioni continentali appena tenutesi hanno fatto una vittima eccellente: il presidente francese, Emmanuel Macron, ha sciolto il parlamento – a causa del clamoroso risultato (31,37 per cento e trenta eletti) del Rassemblement National, la cricca fascista guidata da Marion Anne Perrine Le Pen detta Marine – ed ha indetto nuove elezioni, che si tengono domenica 30 giugno.
La reazione del terzo soggetto di un certo peso presente nelle istituzioni transalpine non si fa attendere: lunedì dieci giugno, i partiti che alle scorse legislative avevano dato vita alla Nouvelle Union Populaire Ecologique et Sociale (Nupes) – La France Insoumise, Les Ecologistes, Parti Communiste Français e Parti Socialiste – con una dichiarazione congiunta annunciano la costruzione di un Nouveau Front Populaire.
Evidentemente la coerenza fatica ad albergare negli ambienti delle formazioni sopra citate: vogliamo qui ricordare che alla prima prova seria di unità – quella che riguardava l’azione palestinese del sette ottobre scorso e la spropositata risposta dell’entità sionista – l’alleanza andò in mille pezzi a causa del fermo e lodevole atteggiamento della parte preponderante, in termini elettorali, dell’alleanza.
La France Insoumise, il gruppo guidato dal trotzkista Jean Luc Mélenchon, rifiutò di marchiare come “terrorista” l’attacco della resistenza all’occupazione illegale, al quale è seguita l’aggressione genocida da parte dell’entità sionista che tutt’ora continua nonostante le proteste di tutto il mondo: ora le varie frattaglie tornano insieme per mero opportunismo, con la speranza di sbarrare la strada al neofascismo.
Una cosa è certa, la strategia elettorale appare funzionare: al primo turno, i risultati ufficiali sono qui, l’Unione di Sinistra – questo è il nome utilizzato dal Ministero dell’Interno francese – riesce ad ottenere 8.995.226 preferenze, pari al 28,06%, non poi così tante di meno di quelle accalappiate dai lepenisti che si fermano a 9.379.092 consensi, pari al 29,26%.
Ci sembra che circa quattrocentomila voti di differenza non siano affatto sufficienti per far rilasciare dichiarazioni di grandissima soddisfazione da parte di politicanti e giornalai (ci scusino gli edicolanti che svolgono un'attività faticosa e assai poco lodata) di grandissimo successo della destra radicale e fascista, di fronte al crollo della popolarità di Emmanuel Macron – il cui partito, Ensemble, carpisce 6.425.707 preferenze, pari al 20,04% – il Presidente della Repubblica, mentre il Nouveau Front Populaire, che evidentemente incute timore, nemmeno viene menzionato.
Semmai la vera novità di questa tornata elettorale è rappresentata dal fatto che, per la prima volta, non è la sinistra a trovarsi nella necessità di donare gratuitamente – giusto per sbarrare definitivamente la strada alla salita al potere dei nostalgici dei collaborazionisti della Repubblica di Vichy – i propri voti al candidato centrista, ma sarà lui a dover contraccambiare il favore ottenuto le scorse consultazioni.
In quest’ottica è davvero una clamorosa autorete quella del leader trotzkista che, a risultati appena pervenuti, annuncia – in considerazione della legge elettorale in vigore che prevede un turno di ballottaggio tra i candidati con maggiori voti al primo giro – di voler calare i calzoni senza corrispettivo: «ci ritireremo ovunque siamo terzi».
Dall’altra parte assistiamo al solito metodo truffaldino di chi ha l’abitudine di fare il bello, il brutto ed il cattivo tempo perché intanto la “sinistra” – pur di sbarrare la strada ai revanscisti – regala, per mero spirito di liberalità, il proprio tesoro elettorale a gentaglia che si differenzia dai lepenisti soltanto per il fatto di dichiararsi, senza alcuna vergogna, sinceramente democratica.
Ecco, a mo’ di esempio, un episodio avvenuto nel dipartimento della Val-de-Marne: qui, «al primo turno, ha vinto il candidato de la France Insoumise Louis Boyard (42,17%). Secondo al 27,31% è arrivato il nome sostenuto da Eric Ciotti e quindi Marine Le Pen, solo terzo Loïc Signor del partito presidenziale Renaissance. La stessa formazione politica, in un comunicato inviato all’Agence France Presse, ha fatto sapere che il proprio nome probabilmente non farà passi indietro».
Indegna è la motivazione, che poteva essere partorita soltanto da infami approfittatori: «”in numerose occasioni, Boyard ha mostrato il suo disprezzo per la Repubblica, i suoi rappresentanti e i suoi valori”, si legge nella nota. I macroniani lo accusano di aver “insultato e minacciato le nostre forze dell’ordine”, oltre ad aver fatto appelli “al disordine pubblico nelle scuole superiori e nelle università».
Chi a parole sostiene di voler intralciare il cammino dei fascisti verso il governo della Francia non può in nessun modo comportarsi come chi accetta ben volentieri i regali di chi la sua avversione al lepenismo l’ha dimostrata concretamente, per quanto coniugandola con la semplice battaglia parlamentare, non ricambiando il favore quando tocca ad esso dimostrarsi generoso.
Al fine, ecco che arriva il giorno della verità, domenica sette luglio: per fortuna non è toccato il quattordici – anniversario della presa della Bastiglia e dell’instaurazione della Prima Repubblica – altrimenti si sarebbe assistito al trionfo dell’ipocrisia patriottarda di parlamentari, o aspiranti tali, che a parole sostengono di occuparsi dei propri cittadini, ma poi si piegano ai voleri degli imperialisti statunitensi espressi tramite il braccio armato dell’Organizzazione Terroristica dell’Atlantico del Nord.
Il risultato capovolge totalmente le attese, pur confermando la leadership fascista, battuta sostanzialmente dalla desistenza tra il Nouveau Front Populaire ed Ensemble; alla fine la sinistra – che diventa il primo partito all’Assemblea legislativa – incamera 7.004.725 voti pari al 25,68% e 146 seggi, a cui vanno aggiunti i 32 ottenuti al primo turno ed i quattro incamerati nei Dipartimenti d’Oltremare (Dom) e nella Terre d’Oltremare (Tom) per arrivare alla cifra totale di 182, così divisi: La France Insoumise 77, Parti Socialiste 59, Ecologistes 28, Parti Communiste Français 9, Génération.s (una delle tante realtà minori che hanno aderito al progetto) 5.
Dal canto suo, la destra macroniana carpisce ben 6.313.808 preferenze pari al 23,14% e 148 seggi, a cui vanno aggiunti i due del primo turno ed i diciotto nei Dom e Tom, per arrivare ad un totale di 168, mentre il Rassemblement National arpiona 8.744.080 simpatie corrispondenti al 32,05% e 88 seggi, a cui vanno aggiunti i 37 del primo turno ed i diciotto dei Dom e Tom, per un totale di 143 eletti; ora resta solo da vedere come si comporteranno gli antifascisti parolai: non è escluso che, piuttosto che formare un governo con la sinistra, preferiscano tradire il mandato ricevuto.
Bosio (Al), 10 luglio 2024
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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